"I libri pesano tanto, eppure chi se ne ciba e se li mette in corpo, vive tra le nuvole" Luigi Pirandello in "Il fu Mattia Pascal"

lunedì 22 settembre 2014

INTERVISTA a Teresa Antonacci, autrice del libro "Rinascerò pesce" (Schena Editore, prossima uscita)



TRAMA

Chicca è una quarantenne affetta da ADHD e 

Autismo, che ha vissuto la sua incompresa infanzia 

da“bambina monella” senza esserlo veramente.

In una Milano anni 70 evoluta per certi versi ma per altri, 

riesce con l'amore della sua famiglia e di un'insegnante di 

sostegno a recuperare il tempo perduto e mettere a

disposizione di tutti i bimbi incompresi come lei, non solo, 

le sue diverse abilità, in un crescendo di esperienze acquisite 

sul campo.

Anche quando il destino continua ad esserle avverso.



TERESA ANTONACCI 

nasce come lettrice, tanto appassionata da averne letti quasi 

tremila...nel corso delle sue letture poi trova anche il tempo 

di essere moglie, madre di tre figli e donna in carriera.

Ha pubblicato nel 2012 "Lasciami sognare" (Schena Editore), 

opera prima, rodaggio per un'attività sempre soltanto 

sognata e mai messa in pratica.
"Rinascerò pesce" è la sua seconda opera, variamente 

autobiografica, pensata come strumento di riflessione per chi 

legge, perché non sempre i bambini iperattivi o “monelli” lo 

sono per vocazione.

 Teresa Antonacci dedica "Rinascerò pesce" a suo figlio, un 

figlio speciale, e a tutti i bimbi speciali come lui.

Tra le righe, sembra che l'autrice voglia accompagnare dolcemente il lettore a scoprire la diversa prospettiva e il diverso modo di vivere, propri delle persone affette da Autismo e da ADHD.
L'autrice guida il lettore lungo le vie di diverse città, come Milano, Bari, fino ad arrivare in Irlanda, attraverso attente descrizioni, che però non diventano assolutamente noiose, anzi, leggendo, si ha quasi la sensazione di percepirne gli odori, le luci, i colori e i sapori vissuti dai protagonisti.

Ciao Teresa, benvenuta nel mio blog e complimenti per il tuo libro.
Un libro traboccante d'amore e sensibilità.

-"Rinascerò pesce", un bellissimo titolo, che sembra guardare avanti, credere nel futuro, dare speranza. Quale motivo ti ha portato a sceglierlo?
Il titolo è letteralmente nato in acqua! la protagonista utilizza questo elemento quando è particolarmente sotto stress e ha bisogno di ritornare a isolarsi dal mondo...particolare importante è che la protagonista soffre di autismo, oltre che di ADHD, e la sindrome autistica va a inficiare proprio la sfera che attiene i rapporti interpersonali. Non a caso la parola autismo deriva da AUTOS che significa SE STESSO! La protagonista ritrova se stessa, quando è in acqua e crede molto nel potere taumaturgico di questo elemento

-Quanto racconta  di te "Rinascerò pesce"?
È un romanzo parzialmente autobiografico; rientra nell'autobiografia quando la protagonista parla della sua patologia, con tutte le stereotipie e le comorbilità connesse, quando rammenta episodi dell'infanzia e le esperienze scolastiche e sociali.

-Tra le righe di un romanzo, raramente si legge di argomenti così importanti, come la sindrome ADHD e l'Autismo, da te trattati, che di solito troviamo su manuali o riviste specialistiche, è stata una scelta apposita per avvicinare maggiormente il lettore a queste tematiche?
La scelta di parlare delle sindromi è legata alla volontà di attenzionare queste patologie, visto che i casi sono in aumento esponenziale! Purtroppo sono legate a sintomi molto comuni, tra i bambini eccessivamente attivi o irrequieti quando anche troppo timidi e introversi, da passare spesso inosservate o male interpretate, con il rischio che poi degenerino se non si interviene opportunamente e per tempo.

 Attenzionare l'argomento vuol dire, per me, parlarne in maniera molto elementare e con gli esempi pratici perché può capitare che il lettore abbia, all'interno della sua sfera affettiva o sociale, qualche bambino per il quale riscontri qualche similitudine con quanto narrato dalla protagonista! Ciò non significa che quel bambino abbia necessariamente una o l'altra sindrome, ma sicuramente chi legge può "accendere la lampadina" e decidere di guardare più da vicino il problema.

 Certo, per la definizione del problema c'è bisogno dell'intervento di un esperto.

-Racconti di una bellissima storia d'amore, un argomento oggi ormai messo tanto in discussione, al quale non tutti ancora credono. Che peso ha nella tua vita questo sentimento?

L'argomento è inserito nel contesto di una storia d'amore per due motivi fondamentali: perché una storia "leggera" mi consentiva di non far pesare l'argomento che, di per se, è importante! In secondo luogo, ma solo per l'ordine cronologico, ritengo che l'amore sia alla base di tutto quello che ci gira attorno! L'amore non è solo un rapporto tra due persone, è anche amore filiale, amore per il proprio lavoro, per le proprie ideologie....l'amore è alla base della vita, se manca quello, manca tutto.

-Due protagonisti, due voci narranti, due punti di vista, un uomo e una donna. Perché questa scelta?
Le due voci narranti sono state per me una sfida, spero vinta! Mi piaceva l'idea del doppio punto di vista , lui/lei, che sono sempre differenti perché le sensibilità, maschile e femminile, sono diverse! Spero di aver reso bene questa diversità che pur tuttavia converge laddove c'è amore.

-Che importanza hanno la famiglia e la scuola nella vita di un soggetto iperattivo e autistico? Credi ci sia bisogno di maggiori attenzioni da parte loro?
È essenziale che la famiglia e la scuola interagiscano di comune accordo, laddove ci sono bambini con queste problematiche! I bambini affetti da queste sindromi hanno differenti modi di interpretare la realtà che li circonda, hanno la mente "confusa" e perciò hanno necessità che le informazioni che gli arrivano dal mondo esterno, che nel loro caso NON è molto ampio, siano univoche e facili da interpretare e non generino in loro ulteriore confusione! È essenziale che ci sia collaborazione tra le parti e che questi bambini abbiano dei riferimenti certi e continuativi! Per loro, persino un cambio di programma nella routine quotidiana o scolastica può essere segno premonitore di crisi o comunque di grande stress emotivo, e perciò può scatenare reazioni inconsulte o pericolose non solo per i bambini stessi ma anche per chi, in quel momento, è loro vicino.

 Bisogna cioè cercare di evitare tutte quelle situazioni che possono ingenerare crisi; bisogna altresì che questi bimbi raggiungano i livelli di autonomia legati alla loro età anagrafica ed evolutiva, e questo lo si raggiunge anche attraverso interventi mirati a scuola, con programmi personalizzati; con la terapia riabilitativa, per azzerare i problemi fisici e psicologici e, in caso di effettiva necessità e dopo attenta valutazione specialistica, anche la terapia farmacologica può essere di supporto e sostegno fattivo.



-Ti ringrazio Teresa, e sento di doverti ringraziare da parte di quanti sono sensibili a questi argomenti.




(intervista a cura di Angelica Labianca)




2 commenti:

  1. Fantastico! Si, bravissima Teresa e grazie ad Angelica per l'articolo!

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